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Brucia Troia, l'ultimo romanzo di Sandro Veronesi
Recensione dal sito: www.wuz.it

Brucia Troia, l'ultimo romanzo di Sandro Veronesi
Recensione dal sito: www.wuz.it

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Lo scrittore pratese Sandro Veronesi



“A emozionarlo, quelle notti, erano i viaggi sulla macchina, quel susseguirsi di luci d’autostrada, quei sorpassi, e le insegne luminose davanti ai locali, colorate e intermittenti, che al Cantiere non s’erano mai viste. Quando ci ritornavano, in quel buio, faceva fatica anche solo a ricordarle. E fu con uno dei suoi sguardi controsole, dopo uno di quei ritorni, che il Morgante gli chiese, una notte, di rimanere a dormire con lui”.

Questo romanzo ha avuto una lunga gestazione: più di vent’anni. Scritto, abbandonato, ripreso, riscritto. Ma ecco finalmente l’autore ha deciso di pubblicarlo e di dargli come titolo un verso di una canzone, omaggio dichiarato a Vinicio Capossela: la critica e i lettori lo hanno accolto con favore, e molti hanno avuto modo di trarne motivo di riflessione anche se Veronesi è così bravo da evitare elementi didascalici o emotivamente troppo coinvolgenti.

Due i luoghi, lontanissimi per cultura e atmosfere e nello stesso tempo geograficamente molto vicini, in cui si svolge la storia. Anche i personaggi principali appartengono a mondi opposti, per età, per ceto sociale e per storie di vita.
Siamo tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, la provincia italiana era ancora lontana dal processo di modernizzazione, esistevano sacche di arretratezza culturale spaventose, dominava il pregiudizio, la miseria più cupa, il degrado morale e abitativo: ma forse tutto ciò è sparito? forse nelle nostre periferie non troviamo ancora baracche e vite infami? Forse la superstizione religiosa è stata davvero sconfitta?


Entriamo nel romanzo e nella storia, caliamoci nei personaggi e nelle loro sventurate vicende.
Nell’Orfanotrofio dei Cherubini, collocato in una collina isolata dal paese, un ex missionario, padre Spartaco, raccoglie ed “educa” i bambini orfani o abbandonati da ragazze sole e disperate. L’educazione che impartisce ai piccoli è di un rigore arcaico: pene corporali, punizioni esemplari, vere torture fisiche e morali. Spartaco rivolge anche su di sé un’uguale severità convinto, nel suo delirio mistico, di conquistare così il perdono divino per colpe personali (tutte giudicate gravissime) o della propria genia, sicuramente dannata.
Quando un bambino, Salvatore, esasperato dalla violenza delle punizioni, fugge dall’orfanotrofio ecco apparire davanti ai lettori un altro universo, contiguo e opposto al primo: quello del Cantiere.


Il Cantiere è una baraccopoli di disperati, delinquenti, prostitute, pregiudicati di ogni genere, che è in grado di assimilare e di nascondere coloro che lì cercano rifugio senza rivolgere loro troppe domande.
Anche quello è un mondo duro ma per Salvatore diventa, a paragone del primo, molto accogliente: lì conquista per la prima volta nella vita una “famiglia”, un vecchio pregiudicato, Omero e i suoi complici e amici. Passano gli anni, Salvatore cresce e inizia a imparare il mestiere da altri abitanti del Cantiere: il suo maestro privilegiato, dopo Omero, è Miccina, colui che accende incendi su commissione di insospettabili imprenditori che, naturalmente, vivono altrove.
C’è un altro bambino in quel posto di miseria, è Pampa, figlio di una prostituta, che sembra abbia la possibilità di iniziare una vita “normale”, ma l’esclusione sociale, quella degli stessi bambini che vivono poco più in là nelle case “per bene”, lo destina inevitabilmente alla criminalità.


Intanto il delirio di padre Spartaco, parallelamente esplode: costruisce strani macchinari con tubi al neon e marchingegni assurdi per edificare un “immenso monumento alla Madonna” che incanti i fedeli che, sempre più numerosi, lo venerano ormai come un santo e un profeta. 
La vicenda avrà, nell’uno e nell’altro dei mondi descritti, un esito tragico, ma saranno le figure dei due agnelli sacrificali quelle che resteranno scolpite nella mente dei lettori, che creeranno un profondo senso di colpa e di sgomento, come se vi si riconoscesse ancora oggi in loro il bambino che pulisce i vetri al semaforo, il ragazzino che ruba nelle stazioni, l’adolescente che fa il bullo in classe e che sappiamo arrivare da qualche baracca nei pressi della bella e ordinata città moderna in cui viviamo. Questi abitanti del Cantiere sono quelli che oggi con disprezzo chiamiamo genericamente “i marocchini” e che destiniamo quasi automaticamente a una vita di rabbia e di aggressività destinata prima o poi a esplodere. Come non pensare insomma, leggendo questo libro, alle banlieux in fiamme?

 

Sandro Veronesi  - Brucia Troia232 pag., 16 € - Edizioni Bompiani 2007 (Narratori italiani)
ISBN 9788845258305

L'autore

Sandro Veronesi è nato a Firenze e vive a Prato. 
Ha pubblicato: Gli sfiorati (1990), Per dove parte questo treno allegro (Tascabili Bompiani, 2001), Venite venite B-52 (1995), La forza del passato (Bompiani, 2000, Premio Campiello, Premio Viareggio-Repaci), Superalbo (Bompiani, 2002), No Man’s Land (Bompiani, 2003), Caos calmo (Bompiani, 2005, Premio Strega 2006), Occhio per occhio. La pena di morte in 4 storie (Bompiani, 2006).




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